I prigionieri politici
avanzavano lungo la strada,
diretti a Kengtung.
Le caviglie divorate
dalle piaghe delle catene,
catene che erano mogli
e madri
e figli.
“La prima frustata
è per mia madre”
uno disse
“perchè non volevo morisse
in un mondo a lei estraneo”.
Disse l’altro
“la seconda è per mia moglie,
perchè non volevo temesse
il nuovo regime con le sue false promesse”.
“L’ultima è per mia figlia,
e le mandorle dei suoi seni,
la verità nei suoi occhi,
affinchè non vendesse
l’innocenza della sua conchiglia
ancora socchiusa
e dal profumo del mare”
terminò l’ultimo
con il volto verso l’alto
e stringendo i denti
come per tirarsi il cielo addosso.
Un uomo pretende comprensione chiamandoti da un altro stato alle 4 del mattino, ubriaco, narrandoti d’aver chiacchierato con delle spogliarelliste in un night club assieme ad un frocio.
Una volta ho scopato sul cofano di una macchina. Era notte e pioveva molto. Non mi è piaciuto affatto.
Le suore stanno a farsi l’amore nelle celle.
Questa sarebbe stata la notte giusta per passeggiare. Il tempo mite, la brezza tiepida come il tuo alito. Le altre persone sono felici e si amano. I negozi di parrucchiere si sono svuotati, rimangono solo capelli sul pavimento, frammenti di vite e di dna.
Accarezzo le pagine del taccuino. Sono come la pelle morbida del tuo viso, con la peluria morbida ed invisibile che nasce ai bordi della tua barba ispida. Questa sarebbe la sera giusta per uscire e guardare le Colonne gremite stringendo una bottiglia di vino fra le mani.
Mi dici che sono possessiva e che mi umilio.
Oggi è la serata giusta per passeggiare.
Oggi dovrebbe andare a puttane. Ci sarebbero la bella Rozilda, brasiliana tutto culo con l’alito di cachaça, Muñeca, la spagnola con il neo vicino al labbro superiore, che è in realtà una russa con la sesta che si tinge di nero corvino i lunghi capelli biondi e Nadia, una sedicenne con le tettine da capra arida e la Sicilia negli occhi.
Perchè il primo amore è quello che non dura mai, e se dura lo fa solo nelle donne, che finiscono per diventare sterili nel cuore e nell’utero, dal tanto amare. E oggi dovrebbe leccare altri segreti, odorosi come le sue dita dopo l’amore, dovrebbe mordere altri seni. Piccoli e grandi e salati e morbidi, che non siano i miei, che li tieni in una mano.
Oggi dovrebbe diventare una donna. Così piangerebbe, si deturperebbe nelle diramazioni dei suoi nervi. Vedrebbe gli uomini e le troie attraverso i miei occhi stanchi. Si sentirebbe tradito così in ogni condizione: di madre, di figlia, d’amante, di moglie, d’amica.
Oggi dovrebbe diventare suora di clausura. Pregare. Scoprire i capelli nascosti dal velo e accarezzarsi il ventre, tracciando sulla pelle una croce con la punta delle dita. Sentire la differenza fra le varie solitudini imposte.
Oggi dovrebbe rimpiangere.